Da una recente indagine di Edelman emerge chiaramente come i giovanissimi esercitino il proprio attivismo anche attraverso la scelta del brand, orientando i propri acquisti in base alle proprie convinzioni (84% nella fascia di età 14-17). Spetta quindi alle aziende individuare i valori di questa coorte di consumatori, aiutandoli ad affermare il loro modo distintivo di vedere le cose. Una sfida che coinvolge anche le firme di moda che oggi mostrano un impegno crescente nell'affrontare i grandi temi - e le tensioni sociali - che caratterizzano il presente, a partire dalla Diversity, Equity & Inclusion. “Year Zero”, il laboratorio di idee e ricerche guidato dai giovani comunicatori di Edelman Italia, ha approfondito il tema con una professionista che lo conosce da vicino.

Oxana Likpa è una modella di 21 anni nata a Palermo e di origine ivoriane. Fiera rappresentante della GenZ, è anche attivista e si batte contro la discriminazione delle persone albine – “Melanin doesn't change the world; your destiny does” si legge nella sua bio Instagram. L’abbiamo incontrata per farci raccontare la sua esperienza nel mondo della moda. E per scoprire il suo punto di vista su un tema che le sta particolarmente a cuore, l’inclusione.

Sei un ‘insider’ del mondo della moda... Puoi dirci se secondo te c'è stato un vero cambiamento a favore dell’inclusività e del superamento di alcuni standard di bellezza stereotipati? Avverti un cambiamento reale, irreversibile, oppure è un fenomeno più superficiale?
Il cambiamento si sente e sta influenzando anche il mondo della moda. Mi chiedete se c’è più inclusività, e la mia risposta è sì. Ma c’è un però! Dipende molto dalle scelte di ciascun brand. C'è chi lo fa perché veramente ci crede e chi tocca solo la superficie. Io sono sempre molto attiva nel combattere ogni tipo di discriminazione. Ci sono brand che si avvicinano a me, mi cercano per questo, ma riesco a capire quando non sono realmente interessati alla mia causa. Sento che non sono davvero coinvolti e che stanno cercando di farsi un nome, di “posizionarsi”. C’è poi anche un problema di competenze: spesso stylist e make-up artist sanno come trattare solo un certo tipo di pelle o di capello, e quindi si trovano in difficoltà se i modelli hanno caratteristiche “diverse”. Questa è una cosa che ho notato spesso e, se il brand vuole davvero lavorare per l’inclusività – anche sul set – è importante che prenda in considerazione questo aspetto. Quindi sì, c'è ancora tanto lavoro da fare, però almeno siamo sulla strada del cambiamento. E non è una cosa scontata.

Cosa consiglieresti ai brand di moda che vogliono dare un reale contributo in questo momento storico pieno di contraddizioni, tensioni sociali, cambiamenti geopolitici? Cosa pensi dovrebbero fare per essere davvero inclusivi e promuovere la diversità?
Prima di tutto bisogna tenere presente che non c’è inclusività senza awareness. Se un brand vuole veramente essere inclusivo, deve essere disposto ad ascoltare le persone, stare a sentire cos’hanno da dire, capire davvero la loro esperienza soprattutto quando è “diversa”. Insomma, esercitare empatia, informarsi sulle esigenze delle persone e sui loro problemi. Senza voltarsi dall’altra parte. Ed è solo il punto di partenza...

Ultima domanda, cosa significa per te far parte della generazione Z?
Per me far parte della generazione Z significa prima di tutto imporsi. Può sembrare un termine negativo, ma per me vuol dire descriversi per ciò che si è davvero. Per ciò che siamo come generazione che sta crescendo. Significa non accettare i limiti imposti da altre persone, perché spesso questi limiti non corrispondono a ciò che siamo, non sono limiti nostri ma degli altri. Non rispecchiano quindi il nostro modo di pensare, di vedere le cose. E forse noi vediamo un po' più lontano, perché il futuro ci riguarda più da vicino.


Questa è Oxana Likpa per Year Zero Lab.